Catania, il sindaco alla “guerra del sesso a cielo aperto”. E quella volta che Nello Musumeci, assessore comunale ai Vigili urbani…


Pubblicato il 22 Luglio 2012

Nuova fondamentale “battaglia” del primo cittadino. Ma ci sono questioni giuridiche e retroscena del passato che vanno raccontati…

di Iena Stradale, Marco Benanti

Nuova “battaglia” contro il “mercato del sesso” a cielo aperto del sindaco Raffaele Stancanelli. Chi “accosta” una prostituta, guidando la propria auto in una pubblica via rischia una sanzione amministrativa: si ripropone, quindi, quanto aveva disposto il primo cittadino qualche anno fa. Un tipo di provvedimento discutibile, già oggetto di contestazione, anche in alte sedi giudiziarie. E tutto questo avviene a pochi mesi dalle prossime elezioni…

Certo, c’è anche una sorta di “allarme prostituzione” in città: lo ha “lanciato” qualche mese fa il deputato nazionale Giuseppe Berretta, ne ha parlato anche il deputato regionale Salvo Pogliese e più di un consigliere comunale. Insomma, il “problema delle donnine” –in strada- viene affrontato così. Niente o quasi sul piano sociale, sul piano culturale.

Ma c’è dell’altro. Una storia che noi di “ienesicule” abbiamo raccolto dalla viva voce dell’ex comandante di polizia locale Salvatore Verzì, personaggio noto per il suo impegno per l’ordine e la legalità sulle strade catanesi, una persona schietta e leale che ci ha raccontato quanto avvenne, proprio in tema di prostituzione su strada, qualche anno fa. Parliamo del periodo che va dalla seconda metà del 2004 alla fine del 2005. Insomma, a cavallo delle due giunte di Umberto Scapagnini. “Ad un certo punto –racconta- mi sono occupato, su provvedimento scritto del sindaco Scapagnini, assieme al colonnello Torrisi, della lotta alla prostituzione nella zona di via Di Prima e nella circostanza abbiamo fatto cinquecento denunzie per atti osceni in luogo pubblico. Venivano segnalati all’Autorità Giudiziaria il cliente e la prostituta e il trans che consumavano il rapporto su strada o dentro l’auto visibile dall’esterno. Per la prostituta extracomunitaria si attivavano le procedure per la espulsione e se già con provvedimento di espulsione si procedeva all’arresto.

Furono coinvolte persone le più diverse dal punto di vista sociale, dall’impiegato al professionista. Questa cosa era stata sollecitata da Nello Musumeci, divenuto poi vicesindaco con Scapagnini. C’era stata l’azione sul tema di qualche consigliere comunale, come Puccio La Rosa, per la zona del vecchio San Berillo”. Nella stessa operazione, si facevano controlli sulla viabilità nell’area del vecchio San Berillo, da sempre storico “quartiere a luci rosse”.

E cosa accadde? “Ad un certo punto –continua Verzì- mi fu chiesto dall’assessore ai Vigili urbani, che era Musumeci, di sospendere il servizio. Io dissi che non lo potevo sospendere perché avevo un provvedimento del sindaco. E aggiunsi: revocate quel provvedimento e io lo faccio lo stesso perché nel frattempo avevo numerose deleghe d’indagine per colpire l’immigrazione clandestina e l’attività prostituzione, non in sé stessa, che non è reato, ma lo sfruttamento, gli atti osceni in luogo pubblico.

Avrei continuato, quindi.” E come finì? “Risolsero il problema –la conclusione di Verzì- mettendomi in ferie d’ufficio perché avanzavo delle ferie e non rinnovandomi il provvedimento d’incarico di dirigente, mentre si rinnovarono altri incarichi ai soliti noti-dirigenti esterni da oltre 10 anni consecutivi.” Insomma, Musumeci, uomo di parola.


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