Mentre l’amministrazione Stancanelli continua nella sua opera di “autoelogio” e di “autocandidatura”, c’è chi racconta le cose come stanno. A partire dalle tasse…
a cura di Iena ComunaleL’hanno definito “un sofisticato sistema di tortura fiscale” quello applicato in questi mesi dall’amministrazione comunale di Catania per la revisione al rialzo delle aliquote Irpef, Enel e Tarsu e la introduzione dell’Imu. I consiglieri de ‘La Destra- Alleanza Siciliana Nello Musumeci, Gemma Lo Presti e Manfredi Zammataro hanno incontrato i giornalisti a Palazzo degli Elefanti per denunciare le iniziative della Giunta ritenute “inique” e per illustrare l’emendamento con il quale “La Destra” chiede l’applicazione dell’aliquota minima dell’Imu sulle prime case, sui fabbricati rurali e sui negozi ricadenti nel centro storico cittadino, “che andrebbero incoraggiati e sostenuti con incentivi fiscali di fronte alla dilagante e devastante concorrenza dei grandi centri commerciali.”Il gruppo consiliare è inoltre firmatario di un ordine del giorno, assieme ad altri colleghi, con il quale si riconosce ai contribuenti appartenenti alle fasce deboli la possibilità di rateizzare il pagamento dei tributi comunali. Il documento sarà sottoposto al voto dell’aula.
Secondo il capogruppo Nello Musumeci, l’Imu non è altro che “l’ultima di una lunga sfilza di tasse introdotte dall’amministrazione comunale, che pensa di recuperare il debito pubblico e compensare le mancate entrate dallo Stato soltanto sul terreno della pressione a carico dei cittadini”. Per i consiglieri Musumeci, Lo Presti e Zammataro ben altre sarebbero state le entrate del Comune se non si fosse rivelato “un fallimento il piano di alienazione degli immobili comunali inutilizzati e se non fosse rimasta solo pura intenzione quella di smaltire l’arretrato di migliaia di pratiche di sanatoria edilizia, il recupero di crediti per decine di milioni di euro vantati da Palazzo degli Elefanti nei confronti dello Iacp e delle Asl, oltre alla mancata previsione di incassare il contributo economico (si parla di milioni di euro l’anno) per i livelli raggiunti di raccolta differenziata, contributo che avrebbe dovuto percepire il Comune e non, come invece avviene per la omessa previsione nel bando di affidamento, le ditte private che erogano il servizio di raccolta rifiuti.”
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