Cgil Catania: no allo sfruttamento nella “movida”, mantenere alta la guardia

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L’operazione dei carabinieri di piazza Dante, realizzata ieri  sera col supporto dei Nas, rivela, ancora una volta, come la cosiddetta “movida” catanese, altro non è che un’espressione suggestiva e fuorviante dietro cui si celano, molto spesso, gravissimi fenomeni di sfruttamento dei lavoratori, tanti dei quali giovani, ma non solo. A fronte di tanti piccoli esercenti che rispettano i contratti di lavoro e le persone che lavorano, ve ne sono altri che agiscono nella completa illegalità, calpestando i diritti e la dignità dei lavoratori e determinando, allo stesso tempo, un gap “competitivo” nei confronti degli imprenditori onesti che con fatica, rispettando le regole e i contratti e pagando le tasse, provano a portare avanti la loro attività.
Tra le tante violazioni rilevate, oltre al ricorso al lavoro nero, irregolare e sottopagato (spesso non più di 20-25 euro a sera),e all’assenza di misure di sicurezza e anti-contagio, i carabinieri hanno portato alla luce l’episodio, purtroppo non raro, di un datore di lavoro che monitorava, con sistemi illegittimi di videosorveglianza e telecamere installate abusivamente, il lavoro dei propri dipendenti. Una pratica inaccettabile, vietata dalle leggi e dai contratti, se non attraverso motivata richiesta di autorizzazione all’ispettorato del lavoro e comunque nel rispetto dell’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori. L’operazione dei carabinieri, cui deve andare il plauso di tutti noi, serva da monito a tutti coloro che, approfittando anche del periodo di crisi pandemica, pensano di fare profitti sulle pelle e sulla dignità delle persone che lavorano.
A tutti noi, che militiamo nel sindacato, invece, tocca tenere alta la guardia, e avviare una riflessione e un’azione collettiva contro i fenomeni di sfruttamento che, ormai da anni, si producono nell’ambito del cosiddetto “distretto” della “movida”, che impegna migliaia di lavoratori e di lavoratrici.
Massimo Malerba, direttivo provinciale Cgil Catania.

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Benanti

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