Cronache della Prima Repubblica, Catania: la politica vuole mettere -definitivamente- le mani sul Teatro “Stabile”


Pubblicato il 12 Novembre 2015

ecco tre commenti -tratti da facebook- che aprono squarci piuttosto chiari sull’ennesima occupazione del Potere. Da parte di coloro che hanno fatto la “morale” per anni e anni. Agli altri!

di iena “al servizio della Reazione”

“Ancora non ho capito a quale titolo il sindaco di Catania pretende di decidere chi deve guidare lo Stabile. La partecipazione della Città è irrisoria, rispetto agli altri soci. Volete un esempio? A Palermo il Comune interviene con quasi due milioni di euro, a Catania con manco duecentomila. Se fosse una società privata un socio così minoritario forse non lo farebbero sedere neppure in CdA. E invece? Invece a Catania succede che il Teatro diventa territorio di conquista, prodromico alle elezioni per la città Metropolitana. Spero solo non siano avvenute e non stiano avvenendo indebite pressioni sui componenti del CdA. Il ritratto che ne esce è quello di una vergognosa intromissione della politica che impone i propri desiderata senza nemmeno arrossire di vergogna”. (Ruggero Razza)

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“Chi vuol mettere le mani sul Teatro magari per divenire come neo Direttore Generale l’ennesima marionetta nelle mani del potere politico. Non difendo Dipasquale la cui grande competenza ho avuto però personalmente modo di verificare in alcune circostanze nelle quali abbiamo preparato insieme alcuni eventi gratuiti per la città. Difendo l’ idea dell’ autonomia della cultura dai maldestri tentativi di ricondurre tutto al metodo “a me gli occhi”! “(Claudio Saita)

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“Lettera aperta a sostegno di Giuseppe di Pasquale – Teatro Stabile di Catania.

Basta! Basta con questo continuo attacco mediatico. Basta con questa sequela di bugie vergognose e di attacchi strumentali. Quanto sono lontani e sbiaditi i ricordi dell’aetas aurea di Mario Giusti e Tanino Musumeci; in quegli anni il nostro Teatro Stabile ha potuto scrivere le pagine più belle della sua storia in un contesto in cui era libero di agire senza doversi difendere ogni giorno dagli attacchi del politicante di turno. Anni di fermento culturale, anni di crescita per questo nostro amato di teatro, anni in cui il nome di questa città, martoriata da una politica, allora come oggi, corrotta ed affarista, circolava non solo per gli scandali edilizi e per le crisi finanziarie ma anche per i suoi grandi successi artistici e culturali. Che succede oggi?

Oggi la lunga ombra dell’affarismo politico si estende anche sul mondo della cultura, anche su istituti prestigiosi come il Teatro Stabile, anche su chi come Giuseppe ha saputo portare avanti una storia gloriosa gratificato di premi in tutto il mondo! Ma a che vale il gran lavoro di Di Pasquale? A che valgono i riconoscimenti, il successo di critiche, i premi ottenuti? A nulla! Sei scomodo caro Giuseppe, scomodo perché non ti pieghi, scomodo perché non scendi a compromessi con le istituzioni, scomodo perché libero! A gran voce oggi chiediamo a tutti, alle istituzioni a tutti i livelli, alla politica, ai semplici cittadini (che bella e dimenticata questa parola) alziamo la testa, diciamo no a questo scempio.

Giù le mani dal Teatro Stabile di Catania!Giuseppe resisti, continua finché potrai il tuo gran lavoro, chi ha veramente a cuore le sorti artistiche di questo teatro e non si interessa di poltrone e compensi è e sarà sempre al tuo fianco.”

(Michele Amari)

 


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