I fascisti dal doppio petto (atto I)


Pubblicato il 14 Maggio 2020

In nome della politica col doppio petto i reduci missini e frontini etnei hanno dimenticato, da lungo tempo pare, le radici che nostalgicamente a tratti rivendicano pure e mai gelate. Di scempi ne sono stati compiuti parecchi in questi anni e negarlo è pressoché inutile, soprattutto di fronte a come sia stata gestita l’emergenza sanitaria in terra siciliana e sotto il vulcano. Tantissimi gli appelli ed i proclami di un ducissimo Nello Musumeci durante i giorni più duri, che in confronto Ugo Tognazzi misto a Francisco Franco non potrebbero che allacciargli le scarpe. Sempre in tiro e presentabilissimo Salvo Pogliese in ogni occasione dal palazzo alla fiera, che in confronto né Giuseppi Conte che si inventa barbiere né Brad Pitt sul red carpet potrebbero eguagliarlo.

Soltanto appariscenza per il duce della Regione e per il podestà di Catania, adoperata per mascherare il vuoto della loro incapacità. La prova tangibile di ciò è la cattivissima gestione dell’emergenza sociale scoppiata e tristemente dilagata in ogni angolo di città. Sebbene si possa discutere e dibattere sugli errori in termini di sicurezza o sulle modalità verbali e pratiche applicate, ben poco c’è da dire sui disastri compiuti in materia di assistenza. Ex missino di ferro, l’uno, ed ex frontino, l’altro, hanno sbandierato per decenni la loro formamentis sociale, nazionale, popolare, rivoluzionaria che ad oggi lascia il tempo che trova, poiché per merito della loro incapacità hanno svuotato di ogni senso anni e anni di militanza e sacrifici di diverse generazioni.

Ad oggi decine di migliaia di siciliani attendono la cassa integrazione che nonostante l’epurazione ai vertici del severissimo Musumeci continua a tardare ad arrivare. Decine di migliaia di catanesi s’illudono che possa giungere loro un pacco di spesa che nonostante le centinaia di migliaia di euro raccolti in crowfounding non arriverà. Insomma i reduci del Movimento Sociale Italiano hanno compiuto la borghesissima scelta di chiudersi nel palazzo, lanciare proclami e fingersi rappresentanti di qualcosa che ormai esiste soltanto nelle loro menti.

Continua…

Giovanni Turrisi.


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