“Fino a quando non sapremo chi sono stati i mandanti della strage non riusciremo a piangere e seppellire Paolo” ha detto Salvatore Borsellino, fratello del giudice ucciso con cinque agenti di scorta il 19 luglio del ’92. Siamo qui perchè ancora non è stata fatta giustizia”.
Nel giorno del ricordo del sacrificio del giudice Paolo Borsellino e dei cinque uomini della sua scorta si registra, nell’aula magna del Palazzo di giustizia, la presa di posizione del presidente della Camera dei deputati, Gianfranco Fini, che ha attaccato: “Non si possono elevare a posti di responsabilità persone che siano inquisite. I partiti evitino di candidare persone che siano sospettate di vicinanza con la mafia e il malaffare”. Nonostante le numerose domande da parte dei giornalisti presenti Fini non ha voluto, però, dire a chi facesse riferimento e si è trincerato dietro un “non ho altro da ggiungere”.
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha fatto arrivare un messaggio alla moglie del magistrato eroe, Agnese Borsellino: “La strage rappresentò il culmine di una delle fasi più gravi e inquietanti della sanguinosa offensiva della criminalità organizzata contro le istituzioni democratiche. Con l’attentato di via D’Amelio si volle colpire sia un simbolo della causa della legalità che, con rigore e abnegazione, stava svolgendo indagini in grado di piegare le più agguerrite forme di delinquenza sia un uomo che, con il suo esempio di dedizione e la sua dirittura morale, stava mobilitando le migliori energie della società civile dando a esse crescente fiducia nello stato di diritto. Il sacrificio di Paolo Borsellino – ha aggiunto il Capo dello Stato – richiama la magistratura, le forze dell’ordine e le istituzioni tutte a intensificare, con armonia di intenti e spirito di effettiva collaborazione, l’azione di contrasto delle mafie e delle sue più insidiose forme di aggressione criminale. Con questo spirito e con l’auspicio che dalle nuove indagini in corso venga al più presto doverosa risposta all’anelito di verità e giustizia su quanto tragicamente accaduto, rinnovo con animo commosso a lei, cara signora, ai suoi figli e ai famigliari degli agenti caduti, i sentimenti di gratitudine, vicinanza e solidarietà miei e dell’intero Paese”.
Ripercorrendo il giorno della memoria, alle 16.58 è stato eseguito un minuto di silenzio in via D’Amelio mentre in mattinata decine di persone si erano radunate attorno all’albero d’ulivo con in mano le agende rosse in ricordo dell’agenda del magistrato sparita in circostanze ancora oggi misteriose. Tra un pò la fiaccolata in via D’Amelio.
Forti anche le parole del procuratore di aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia: “La verità sulla strage è più vicina e che non si trattasse di un eccidio solo mafioso – ha aggiunto – io e i colleghi lo capimmo a poche ore di distanza dall’attentato”.
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