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Luciano Pellicani: una voce fuori dal coro
Pubblicato il 13 Aprile 2020
Luciano Pellicani, è stato un grande pensatore socialdemocratico sempre coerente e originale che ha segnato decenni della storia italiana. Ha dovuto misurarsi in un confronto intellettuale aspro e duro nel tempo in cui il comunismo sovietico imperava nel mondo ed era egemone nella cultura italiana dove il marxismo leninismo era mito e dogma inattaccabile.
Aveva il coraggio di un’intelligenza lenta ed indipendente che non si asserviva agli apparati di partito e, che, quindi, si batteva contro il conformismo della cultura italiana, contro coloro che suonavano i”pifferi della rivoluzione”. Si era formato in una tradizione democratica e riformista familiare ed era affascinato dalla figure dei pensatori del socialismo utopista. In particolare modo apprezzava il revisionismo di Eduard Bernstein che aveva posto in discussione i capisaldi delle teorie del marxismo e una critica dura dell’ideologia comunista. Cosicché per Pellicani fu quasi naturale il suo sostegno al nuovo corso del Psi di Bettino Craxi, che radunò nel progetto socialista il fior fiore degli intellettuali italiani.
Proprio con il segretario socialista scrisse un saggio su Proudhon intitolato emblematicamente come “Il Vangelo Socialista”. In un suo saggio equiparo nel totalitarismo il comunismo di Lenin e il nazismo di Hitler rompendo un antico tabù della sinistra che valutava una differenza positiva tra Lenin e Stalin.
Dedico tutta la sua vita alla critica filosofica come docente e intellettuale ma anche all’esaltante pubblicazione in qualità di Direttore della Rivista Mondoperaio. Una figura importante, unica e indimenticabile che mancherà alla cultura italiana.
Rosario Sorace.
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