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Sanità all’italiana atto secondo, lo scempio continua: sciopero della fame di Salvatore Crisafulli, da nove anni in stato vegetativo
Pubblicato il 10 Luglio 2012
La decisione per protestare contro il sistema sanitario nazionale che gli nega la possibilità di sottoporsi in Sicilia al trapianto delle cellule staminali “mesenchimali”. E questo sarebbe un Paese che difende la vita? O che tutela piuttosto le lobby economiche? Dopo la nostra intervista al dott. Andolina, ecco un’altra testimonianza di dolore e di vergogna, per questo Stato
a cura di Iena Sanitaria
Salvatore Crisafulli (nella foto), il 46enne catanese, da 9 anni in stato vegetativo, a seguito di un incidente stradale, affetto da sindrome di locked-in , ha cominciato ieri, con il consenso del tutore e del curatore speciale, lo sciopero della fame in segno di protesta contro il sistema sanitario nazionale che gli nega la possibilità di sottoporsi in Sicilia al trapianto delle cellule staminali “mesenchimali”: metodologia innovativa già sperimentata con successo dal medico triestino Marino Andolina. Cure che non possono essere effettuate perché in Sicilia non esistono laboratori specializzati nella coltivazione di questi tipi di staminali.
Dopo un primo incontro, alcune settimane fa, con i vertici dell’azienda sanitaria provinciale di Catania che, alla presenza della stampa, si sono detti disposti a fare tutto ciò che è possibile nel rispetto della legge, della questione non si è più parlato. I familiari di Salvatore Crisafulli, dopo una lunga battaglia ingaggiata nove anni fa per ottenere un’adeguata assistenza sanitaria, non sono più disposti ad aspettare e puntano il dito “contro un sistema sanitario che per interessi economici costringe la gente a vegetare”.
Favorevoli al trapianto si sono detti pure i familiari di Giuseppe Marletta, architetto catanese in coma vegetativo da due anni, a seguito di un banale intervento chirurgico, ma anche i genitori della piccola Smeralda Camiolo, la bimba di 15 mesi in coma irreversibile dalla nascita, già sottoposta con successo ad un primo ciclo di cure a Brescia.
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